CASA È DOVE SEI TU. STORIE DI UMANI E ANIMALI 
DOPO IL CROLLO DEL PONTE MORANDI
di Irene Alison

Intestazione di Prova

Mentre il fragore della caduta scuoteva l’aria, la prima cosa che ha fatto Elisa è stata mettere Calzino nel trasportino e infilare collare e guinzaglio a Chicca per scappare fuori. Anna, che gestiva la colonia dei gatti sotto al Ponte Morandi a Genova – i gatti ferrovieri, così li chiamavano –  è riuscita a portare con sé solo i più anziani. Gli altri, li ha potuti recuperare solo dopo mesi. E quell’unico che non ha salvato, ancora lo piange. Per molti degli uomini e le donne sfollati dalle proprie case dopo il crollo del ponte – il 14 agosto del 2018 – salvare i propri animali è stata un’insindacabile priorità. Portarli con sé nella nuova, complicata, avventura di vita seguita alla perdita o al danneggiamento della propria casa, è stata invece una possibilità preziosa di mantenere vivo il contatto con le proprie radici perdute. Con la vita prima del boato, con il calore di una relazione che allevia i pesi e lenisce le ferite.A due anni dal crollo, e a pochi giorni all’inaugurazione del nuovo viadotto sul fiume Polcevera, prevista per il prossimo 3 agosto, le immagini del progetto Compagni Sfollati del fotografo Matteo Placucci ci ricordano le storie di questi uomini e di questi animali, uniti nel trauma e nella lenta ricostruzione.“Alcuni mesi dopo la catastrofe, ho cominciato un reportage sui danni lasciati dal crollo”, racconta il fotografo. “Praticamente ogni volta che mi presentavo a casa da una persona per documentare la sua storia trovavo un animale da compagnia, che di quella stessa storia era parte integrante: spesso, ho visto rispecchiarsi in loro le difficoltà che hanno gli umani. Lo stress post traumatico, il disorientamento – che negli animali ha spesso preso la forma della perdita di pelo e dell’appetito – causati dall’essere stati proiettati fuori dalla propria “normalità”. Per questo ho deciso di realizzare questo progetto”. Per questo, e per l’intensità e la consistenza di un legame che il trauma non mette in discussione: “Tutte queste persone hanno dovuto lasciare la propria casa, il proprio quartiere, le loro cose, trasferendosi in alberghi, abitazioni temporanee, a casa dei parenti: nessuno di loro ha mai nemmeno contemplato l’ipotesi di non portare con sé il proprio cane o gatto. Anzi, lo shock ha rinsaldato quel sentirsi famiglia al di là delle differenze di specie. Anche chi è rimasto, e ha dovuto fare i conti con un cantiere aperto 24 ore su 24, con il perenne sottofondo di ruspe e martelli pneumatici, ha superato la difficoltà e lo spaesamento anche tenendosi stretto al proprio animale”.