Il richiamo della montagna: un uomo e un cane in vetta per ritrovare se stessi

di Irene Alison

Ci sono cani che hanno nell’anima ferite profonde come crepacci. E ci sono cammini di montagna, vallate, vette, che guariscono l’anima. Questa è la storia di Zoe, di Francesco e del Gran Sasso: e di come, dal loro dialogo a tre, sia nato un cammino di trasformazione raccontato per immagini nel progetto Er-Ra-Re. Abruzzese di adozione e fotografo per passione, Francesco Lorusso ha incontrato Zoe nel 2016. “Quell’inverno in Abruzzo ci furono delle nevicate eccezionali: la madre di Zoe era una cagnolina di strada, e la sua cucciolata rimase bloccata nella neve, senza cibo, per due giorni, finché i volontari non arrivarono a salvarli”.

La vita di Zoe comincia così, da subito in lotta per la sopravvivenza. Sarà per questo che, fin da cucciola, manifesta un temperamento indomito e inquieto: abbaia, si difende, non si da pace.

“Quando io e mia moglie ci facemmo avanti per adottarla”, racconta Francesco, “persino i volontari ce la sconsigliarono: nessuno la voleva per via del suo pessimo carattere”. Eppure, fin dal primo incontro, Zoe li sceglie. Lei, schiva e scontrosa, subito si avvicina. “Un attimo dopo, eravamo in macchina con lei, diretti verso la nostra nuova vita”. Ma a casa, Zoe tira fuori la sua indole orgogliosamente selvaggia. “Abbiamo capito subito che era il caso di fare un percorso con un educatore. Volevamo amarla, ma non riuscivamo a comunicare con lei”. Da quel momento, comincia il loro cammino in cerca di una lingua comune. Un cammino che presto conduce Zoe e Francesco lungo i sentieri di montagna: “all’inizio avevo molte remore: temevo che scappasse o si mettesse a rincorrere i suoi demoni. Pian piano, però, ci siamo resi conto che, in quell’ambiente, lei tirava fuori la sua parte migliore”. 

In montagna, Zoe si scopre più serena. E risveglia le sue risorse: avverte l’ombra del lupo. Fiuta la traccia del cinghiale. Percepisce il passare delle stagioni.

“Zoe ha iniziato a svelarmi la montagna con i suoi occhi: guidandomi alla scoperta di nuovi odori, aprendomi un mondo che era già dentro di me, ma che era seppellito”.

Su per le pareti che portano alla cima, o lungo i percorsi dei pascoli d’altura, Zoe e Francesco hanno imparato a condividere una dimensione atavica, fatta di natura e silenzio. È questa dimensione che Francesco ha tradotto nei suoi scatti, trovando “un modo più mio di guardare il paesaggio”. Sulle orme di Zoe.

Potete trovare le altre immagini del progetto Er-Ra-Re su www.francescolorusso.com