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Dieci top brand (più o meno) cruelty free e la lunga strada verso una moda che non sfrutti gli animali

Fashion victim, shop-aholic, fashionistas: chiamateci come volete, ma una cosa è certa, noi di Zazie amiamo la moda. Siamo convinti, però, che compiere scelte d’acquisto più informate e consapevoli sia il primo passo verso una moda sostenibile e rispettosa dei diritti degli animali: etica oltre che bella. Ogni anno, nel mondo, milioni di animali vengono uccisi in nome della moda: le vere fashion victim sono i 70 milioni (58% solo in Europa) di animali allevati per realizzare pellicce, o i 200 mila i visoni allevati (in gabbie che misurano 35 x 70 x 45 cm) annualmente in Italia (dati LAV). Ma se in molti di noi inorridiscono all’idea di indossare una pelliccia e rabbrividiscono al pensiero dell’insensata sofferenza a cui sono sottoposte le oche per finire nella fodera dei nostri piumini, di pelle, probabilmente, abbiamo pieno l’armadio. Qualunque posizione si abbia nei confronti del consumo della carne, la pelle non può considerarsi semplicemente come un sottoprodotto di quell’industria: pagare per il cuoio significa aggiungere valore economico al prezzo di macello dell’animale, sostenendo ulteriormente le ragioni economiche dell’allevamento intensivo. La materia prima per la maggior parte dei prodotti di pelle, inoltre, proviene da India e Cina, paesi in cui i diritti degli animali, per legge, sono oggetto di scarsa (o inesistente) tutela.

Di sicuro, la strada per azzerare la produzione di abbigliamento e accessori con uso di prodotti animali è ancora lunga: ci sono in gioco gli interessi economici di un settore fortissimo, in nome dei quali grandi brand come Fendi, Dior, Saint Laurent, Louis Vuitton e Karl Lagerfeld ancora oggi non sono fur free. Ma per fortuna, essere alla moda senza prodotti marchiati “vera pelle”, “vera piuma” e “vera pelliccia” è possibile, e la pensano così sempre più marchi della fashion industry.


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  • Stella McCartney

Sostenibilità, per Stella McCartney, è una parola d’ordine: pelli vegane, pellicce fur free, cotoni organici, una produzione attenta e rispettosa della natura, delle risorse del pianeta e degli animali sono l’essenza del brand. Fin dagli esordi, la stilista si è concentrata sulla ricerca di materiali innovativi che le permettessero di non utilizzare pelli e pellicce o lavorazioni nocive per l’ambiente. Così è nato il metodo Eco Alter Nappa, un materiale che sostituisce alla pelle, completamente vegetale, con cui realizza i suoi accessori.

  • Elisabetta Franchi

Uno dei marchi del made in Italy che, tra primi (nel 2011), ha abbandonato la pelliccia animale, Elisabetta Franchi, nel 2014 ha abolito anche la lana d’angora dalle sue collezioni e nel 2015 ha detto addio alle piume, aderendo al progettoAnimal Free Fashion ideato dalla Lav e raggiungendo il secondo migliore livello su quattro previsti del rating etico. Elisabetta sostiene inoltre l’Enpa e ha dato via libera alla Dog hospitality negli uffici della propria azienda: tutti i dipendenti possono portare il loro cane al lavoro.

  • Vivienne Westwood

Buy less, choose well, make it last”, questo il mantra di Vivienne Westwood, stilista he ha fatto della climate revolution la sua battaglia più importante. Vegetariana di lunga data, ha optato per una produzione fur free già dal 2007, dopo essere venuta a conoscenza, attraverso la Peta, delle atrocità perpetrate sugli animali da pelliccia.

  • Kate Spade

Da sempre sostenitrice del no alla pelliccia, la stilista ama sperimentare con materiali vegan come paglia e sughero per le sue borse. Il suo amore per gli animali si esprime usando frequentemente stampe di leopardo, zebra, tigre e serpente su tessuto: un modo di rendere omaggio al regno animale senza danneggiarlo.

  • Lacoste

Oltre ad evitare la pelliccia, Lacoste ha anche temporaneamente abbandonato il suo iconico logo di coccodrillo nel tentativo di attirare l’attenzione sulla situazione delle specie in via di estinzione. In collaborazione con la International Union for Conservation of Nature, il marchio francese ha realizzato dieci diverse polo ricamate con animali attualmente a rischio di estinzione, come il pappagallo Kakapo e la tigre di Sumatra. Le polo in edizione limitata Lacoste x Save Our Species sono state lanciate durante la sfilata del marchio alla Paris Fashion Week nel marzo 2018 e sono state andate immediatamente sold out.

  • Calvin Klein

A Calvin Klein va riconosciuto di essere stato uno dei primi grandi brand ad abbandonare la pelliccia: già nel 1994, lo stilista affermava che l’uso della pelliccia non fosse più compatibile con le sue riflessioni personali sul trattamento etico degli animali. Da allora, non ha mai cambiato idea e, pur utilizzando ancora molti prodotti di origine animale, continua a sperimentare sull’impiego di fibre sintetiche di qualità.

  • Diane von Fürstenberg

A partire dal 2019, anche la stilista si unirà finalmente ai brand 100% fur free. L’azienda ha stretto una partnership conHumane society of the United States e con Peta, impegnandosi a combattere lo sfruttamento degli animali nel settore della moda e l’eliminazione di pelli esotiche, angora e pellicce dalle proprie linee. A questo proposito, già dallo scorso luglio la label ha abolito il mohair. In sostituzione della pelliccia, la maison americana si concentrerà su nuovi tessuti da poter impiegare nelle future produzioni.

Dopo aver visto il documentario What the Health, Tom Ford ha deciso di diventare vegano. La decisione di seguire una dieta integralmente vegetale ha inevitabilmente influenzato le sue scelte creative come fondatore del suo marchio. Dopo aver abolito l’uso della pelliccia, Ford ha anche detto no alle pelli esotiche, colpito dal trattamento disumano riservato agli animali utilizzati per ottenerle, portando sulle passerelle della fashion week newyorkese, per la collezione Primavera/Estate 2019, giacche e accessori di finto coccodrillo.

  • TBurberry

Le premesse non erano delle migliori, ma Burberry si è conquistato un posto in questa lista grazie a una decisa inversione di rotta. La notizia che nel 2017 il marchio avesse distrutto abiti, accessori e profumi per un valore di 28,6 milioni di sterline (oltre 31,7 milioni di euro) allo scopo di difendere il marchio, aveva fatto infuriare ambientalisti e consumatori consapevoli. La maison londinese si è impegnata a non farlo mai più, destinando i prodotti invenduti al riciclo o alle donazioni. Ha inoltre abbandonato l’uso della pelliccia per capi e accessori, segnando un nuovo corso a partire dal debutto, nella primavera 2018, del suo nuovo direttore creativo Riccardo Tisci.

  • Gucci (e gli altri)

A partire dalla Primavera-Estate 2018 anche Gucci, sotto la direzione creativa di Alessandro Michele, ha detto addio alla pelliccia, entrando a far parte dellaFur Free Alliance. Un grosso cambiamento per un brand che aveva fatto dell’uso creativo della pelliccia animale un marchio di fabbrica. Il brand ha anche annunciato che i ricavi delle vendite di pellicce di quest’anno saranno devoluti ad associazioni per la difesa degli animali come Humane Society International (Hsi) o l’italiana Lav. Ma il 2018 ha segnato un cambio di passo per altri grandi nomi del fashion system: la scorsa primavera Donatella Versace ha dichiarato che il suo marchio diventerà fur free, e il 2019 vedrà il completo abbandono della pelliccia anche per Michael Kors, Donna Karan e Maison Margiela. Come dire, la strada è lunga, ma il primo passo è quello più importante.

Questo testo è stato originariamente pubblicato sul magazine Karenin

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